Dal naufragio ad una nuova vita: storia dell’anfora di Baratti

1433955816066AnforaBaratti_grandeRicorre in questi giorni il primo anniversario della morte di Gaetano Graniero, e chi è? Si chiederà qualcuno…. Era un pescatore livornese passato alla storia per l’incredibile ritrovamento di uno dei più preziosi manufatti etruschi della nostra zona, fiore all’occhiello e simbolo del Museo Archeologico del Territorio di Populonia: l’anfora d’argento di Baratti.
E noi questa incredibile storia ve la vogliamo raccontare….
Era l’alba di una primavera del marzo 1968, quando il peschereccio del signor Gaetano Graniero, “La bella Michelina”, durante la sua attività di pesca nelle acque antistanti al golfo di Baratti, riportò a galla con le sue reti uno strano oggetto, simile ad una fiasca. Era completamente ricoperto dalle incrostazioni marine e deformato. “Un secchio arrugginito” – come lui stesso lo definì – “a cui non avevo dato alcuna importanza. Se fosse stato per me lo avrei ributtato in mare! Invece i miei uomini, appena rientrati nel porto di Livorno, decisero di portare l’oggetto al bar dove erano soliti andare, così, tanto per farlo vedere.”
Fu così che l’anfora finì nella mani di qualcuno che invece probabilmente aveva capito che il “secchio” era qualcosa di più prezioso, un’anfora della quale si erano perduti i manici, fatta d’argento e di manifattura antica. Ma la moglie di Gaetano rintracciò il nuovo possessore dell’anfora e dopo aver rifiutato un’offerta in denaro, se la riportò a casa. “Anche se era tutta sporca a me piaceva e volevo tenerla in casa nostra, non la volevo vendere. La misi sotto la culla dell’ultima nata”. Sicuramente nè i coniugi Graniero nè il suo equipaggio erano a conoscenza di quanto recitava la legge, perchè non ne fecero immediatamente notizia alle autorità competenti rischiando l’accusa di furto e fino ad un anno di carcere. Un amico di famiglia di Graniero, invece, fece scrivere alla Segreteria particolare della Presidenza della Repubblica una lettera (era allora Presidente Giuseppe Saragat), dove si comunicava l’eccezionale ritrovamento e l’intenzione di offrirlo al Presidente in persona. La speranza era quella di poter ricevere una qualche forma di riconoscimento. Così dopo 5 mesi di peripezie legali e burocratiche il pretore di Livorno emise la sentenza: Graniero non poteva essere accusato perchè aveva reso noto il suo ritrovamento alla più alta carica dello Stato e l’anfora doveva essere consegnata alla Soprintendenza. Tutto è bene quel che finisce bene: il pescatore Graniero, oltre a ricevere una cospicua ricompensa sarà ricordato per aver riportato alla luce questo straordinario manufatto: un vaso in argento quasi puro (94-96%), dal peso di 7,3 chili, con un’altezza di 61 centimetri, un diametro massimo di 34,7 centimetri e una capacità di oltre 22 litri ed una decorazione costituita da 132 medaglioni. Se volete ammirare questo favoloso oggetto, perfettamente restaurato, dovete recarvi al Museo Archeologico del Territorio di Populonia nel centro storico di Piombino. In particolare venerdì 15 luglio, per il ciclo “Notti dell’archeologia“, la serata dal titolo “L’anfora di Baratti tra mito, musica e finzione” sarà completamente dedicata a questo prezioso manufatto e si svolgerà presso il Museo che lo custodisce.